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BEGGAR TOWN
(2014)

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Beggar Town

Si intitola "Beggar Town" il nuovo album dei Cheap Wine (distribuzione IRD) che arriva a due anni di distanza da "Based On Lies" (uscito nel 2012).
Con questa nuova opera, i Cheap Wine festeggiano il 10° disco ufficiale e i 18 anni di attività: quella della band pesarese è probabilmente la più longeva storia di autoproduzione mai realizzata in Italia.

"Città schiantate dal sole, polverose, lente, violente.
Laggiù, all'ombra delle moschee, sotto le alte mura merlate, ci sono dei mendicanti.
Un sacco di mendicanti. Sono vecchi emaciati, con i volti cotti dal sole, senza denti, spesso senza occhi.
Portano una tunica e un turbante anneriti dalla sporcizia, ai loro piedi è steso un pezzo di velluto su cui aspettano che qualcuno getti qualche monetina, e quando qualche monetina cade non ringraziano.
Non si sa quale sia stata la loro vita, ma si sa che finiranno nella fossa comune.
Sono senza età, senza beni, ammesso che ne abbiano mai avuti - è già tanto se hanno ancora un nome.
Hanno mollato tutti gli ormeggi. Sono dei relitti. Sono dei re".
(Emmanuel Carrère – "Limonov")

I personaggi di "Based On Lies" - il precedente album dei Cheap Wine - apparivano sconvolti dal peggioramento catastrofico delle loro condizioni di vita, determinato dalla crisi economica: intrappolati in un mondo fondato sulla finzione, dominato da mass media che manipolano la realtà, fornendone ai popoli una visione distorta, parziale e ingannevole. Frastornati e increduli, sorpresi da qualcosa di inatteso e devastante: come un rifugiato in un bunker che torna in superficie dopo un bombardamento e trova solo macerie.

Le figure di "Beggar Town" devono fare i conti con quelle macerie, con il nulla che è rimasto sotto i loro piedi, con luoghi pieni di desolazione e smarrimento, e con una prospettiva che prevede una dura e sfibrante lotta per la sopravvivenza. La sorpresa ha lasciato posto ad una presa d'atto che genera sensazioni e reazioni contrapposte e solo apparentemente contraddittorie.
Rabbia, cinismo, frustrazione, disperazione sono gli stati d'animo dominanti, ma non possono escludere potenti squarci di luce, momenti di speranza, slanci di grande forza interiore, sogni di riscatto, attimi di tenerezza. E la constatazione del "disastro" non lascia mai spazio alla rassegnazione: la voglia di lottare, di rialzare la testa, di ritrovare dignità, orgoglio, energia, rappresentano i tratti nobili dei personaggi del disco e, in sostanza, incarnano lo spirito dell'intera opera, che si pone come un'esortazione a non arrendersi.

La cromatica dei testi di "Beggar Town" attraversa varie gradazioni, fino ad approdare alla tipologia opposta. Dallo sconforto alla speranza più accesa: perchè, nelle condizioni estreme, luci intense e ombre profonde si alternano di continuo, in maniera schizofrenica.
La musica di "Beggar Town" segue lo stesso imprevedibile percorso, attraversando atmosfere profondamente diverse fra loro, disomogenee, a volte quasi inconciliabili.

La canzone "The Fairy Has Your Wings" è per Valeria che è sempre stata con noi e sempre lo sarà, anche dall'immensità del cielo.

La canzone "Utrillo's Wine" è ispirata ad un episodio realmente accaduto nella seconda decade del secolo scorso, protagonista il pittore francese Maurice Utrillo.
Nato a Parigi nel 1883, figlio della pittrice e modella Suzanne Valadon e mai riconosciuto dal padre naturale, Utrillo trascorse la sua infanzia accudito dalla nonna materna. Già da bambino soffriva di violenti sbalzi d'umore che spesso sfociavano in vere e proprie crisi epilettiche: per tenerlo a bada, la nonna lo "curava" con abbondanti bevute di vino. Questo condusse Utrillo ad una naturale, precoce deriva verso l'alcolismo e, a soli 18 anni, l'artista cominciò a soffire di disturbi psichici causati dall'abuso di assenzio.
"Quasi non trovava il tempo per mangiare. Dipingere e bere; dipingere per poter bere; dipingere con la bottiglia a portata di mano". Questo passo tratto dalla biografia elaborata sull'artista da Adolphe Tabarant, ci presenta il livello di alcolismo cui era giunto il pittore, in un preciso periodo della sua vita.
Si narra che, quando era sprovvisto di bevande alcoliche, Utrillo ingurgitasse anche acqua di colonia per placare i suoi "spiriti".
Maurice Utrillo era grande amico di Amedeo Modigliani, con il quale condivideva quasi tutto: il grande talento per la pittura, una povertà economica estrema, un alcolismo devastante e, per un breve periodo, anche un misero alloggio nel quartiere parigino di Montparnasse.
La canzone "Utrillo's Wine" ripercorre un episodio tragicomico della loro convivenza. Una notte, mentre Modigliani dormiva, Utrillo aveva un terribile bisogno di bere e, come sempre, non aveva un soldo in tasca. Così, rubò i vestiti logori di Modigliani e li barattò con un paio di bottiglie di vino.
Nel 1916 Utrillo venne ricoverato al manicomio di Villejuif. Solo dopo la Prima Guerra Mondiale, i dipinti dell'artista verranno valorizzati, ma il susseguirsi dei momenti di squilibrio causeranno ancora ricoveri e persino la prigione, nel 1921.
Nonostante la sua vita tormentata dall'alcolismo e dalla follia, Utrillo visse fino a settantadue anni: morì infatti il 5 novembre del 1955 e fu sepolto nel Cimitero di Saint-Vincent, a Parigi.

Copertina, illustrazioni e artwork di "Beggar Town" sono firmati da Serena Riglietti, che aveva realizzato anche le immagini del precedente album "Based On lies".
Artista eclettica, Serena Riglietti da anni è considerata uno dei nomi più importanti dell'illustrazione in Italia. Oltre ad avere realizzato le copertine italiane del famoso 'HARRY POTTER', ha lavorato anche per i principali editori stranieri, fra cui Usborne, Simon & Shuster e Grimm Press.
I suoi lavori sono stati selezionati diverse volte per il catalogo dalla Children Bookfair di Bologna ed esposti in numerose mostre personali e collettive. Insegna Illustrazione all'Accademia di Belle Arti di Urbino.














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